IoGioco: un’intervista al contrario.

Per chi non lo sapesse, Massimiliano “Ugoslave” Calimera è da anni l’instancabile mente che coordina le attività di Gioconomicon.net, un sito d’informazione ludica che ha sempre cercato di comunicare ai giocatori notizie, recensioni e approfondimenti con professionalità e passione, sempre alla ricerca della massima qualità, con ottimi risultati. Oltre a essere uno dei giurati del Gioco dell’Anno, recentemente Massimiliano è diventato coordinatore editoriale, andando ad affiancare Roberto Vicario, della rivista cartacea IoGioco, la prima rivista di settore dai tempi di Rune (chiusa nel 1991), Kaos (chiusa nel 1993), Excalibur, GiocArea (chiuse nel 1998) e Game Master Magazine (chiusa nel 2009), ma soprattutto la prima a tiratura nazionale. Non è certo un mistero che io abbia accolto più che favorevolmente l’uscita della rivista, che ho voluto salutare realizzando (ovviamente insieme allo staff di Red Glove) una carta speciale di Vudù, che troverete proprio nel primo numero.

L’uscita di IoGioco, però, mi ha anche fatto venire un’idea bizzarra: Gioconomicon mi ha intervistato diverse volte, e se stavolta facessimo l’inverso? Se per una volta autore e giornalista si invertissero i ruoli, e il primo intervistasse il secondo?

E dunque eccoci qua: stavolta io sono quello che fa le domande e Massimiliano risponde.

Marco: Partiamo dalle basi. Cosa significa e da dove viene il tuo nick “Ugoslave”?

Massimiliano: Sono vestigia di una civiltà precedente… a parte gli scherzi è un nickname a cui sono affezionato perché me lo porto appresso dagli anni ’90, quando nelle BBS (o nei MUD) faceva comodo avere nick da 8 caratteri. Ma ora non ha più importanza, la sua storia è chiusa in un cassetto. Per essere esatti nel quarto cassetto della mia scrivania…

Passiamo a cose più attuali, allora: il numero 0 di IoGioco aveva in copertina Warstones (un gioco che, in quel momento, stava catalizzando l’attenzione grazie al progetto Gamebooster). Al di là dell’aver voluto mantenere una certa continuità con la cover precedente, come mai avete scelto di esordire, sul numero 1, con una copertina dedicata a un gioco di ruolo? È per affermare da subito che “gioco tabletop” non significa solo “gioco da tavolo”, o era solo un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare?

Entrambe le cose. D&D è un’icona del mondo ludico, che rappresenta tutti noi giocatori, di ruolo o non. Anzi, D&D travalica il mondo del gioco, basta accendere la tv per rendersene conto. Uscire con il numero uno proprio nel mese in cui viene pubblicato il Manuale del Giocatore in italiano… dai, c’è pure da chiederselo se fosse il caso? “Tabletop” è il termine furbetto che si sono inventati gli anglofoni per evitare di chiudersi in categorie troppo strette. E onestamente mi pare un’ottima idea: anche noi vogliamo parlare di tutto ciò che si può fare di divertente attorno a un tavolo. Porsi dei limiti sarebbe stupido.

A bruciapelo: qual è la cosa che ti piace di più di IoGioco?

La squadra che ci lavora dentro. Non dico solo i tanti ragazzi che ho coinvolto io in redazione, ma anche e soprattutto le persone di tutti i reparti (grafico, editoriale, commerciale…) che hanno sposato lo spirito pioneristico del progetto. E’ la prima volta che lavoriamo assieme, ed è la prima volta che io sono coinvolto nel coordinamento di una rivista cartacea. Ho imparato tantissime cose in questi mesi, proprio perché sto lavorando a stretto contatto con veri professionisti dell’editoria. Roberto Vicario è praticamente il mio nuovo fratello acquisito. Nonostante questi ragazzi pubblichino riviste da decenni, abbiamo provato la medesima eccitazione quando il numero 0 è arrivato finalmente stampato tra le nostre mani. E quando abbiamo saputo che dopo l’esperimento del numero 0 si sarebbe partiti con la serie regolare, la gioia è stata immensa per tutti. Lo so, ti ho riempito l’intervista di banalità smielate, ma la verità è che lavorare con persone che amano il proprio lavoro è superstimolante, per questo è la cosa che mi piace di più di IoGioco.

A proposito della squadra, in che modo avete selezionato i redattori? Su quali competenze avete puntato maggiormente, o comunque quale criterio avete adottato?

Competenza, appunto. Tanta esperienza nel settore, capacità di comprendere un prodotto, un fenomeno, una tendenza e soprattutto di saperlo raccontare. La rete trabocca di divulgatori, ma quelli realmente capaci e già abituati a un lavoro in un ambito strutturato si distinguono facilmente. E’ evidente poi che abbiamo attinto parecchio al bacino di Gioconomicon.net, visto che la rivista è realizzata in collaborazione con il nostro portale e visto che le persone che ne fanno parte sono già abituate a ritmi e metodi di lavoro professionali.
Credo che la squadra finale che abbiamo formato vanti davvero delle ottime firme, e quelle nuove che andiamo a coinvolgere sono di altrettanta qualità (ti basti sapere che al numero 1 hanno partecipato anche Fabio Cambiaghi, Mauro Di Marco, Alessio Lana, Daniele Ministeri e Matteo Sassi).
In questo momento siamo sommersi di curriculum di candidati redattori, alcuni estremamente interessanti, è probabile che già dal numero 2 la squadra crescerà ancora.

Spesso molte associazioni o entità che si propongono di fare divulgazione vedono come elemento positivo il fatto che la propria attività non implichi giri di denaro, come se il lavoro professionista fosse qualcosa di “poco pulito”, anziché un obiettivo a cui tendere. Al di là delle opinioni personali di ciascuno, è abbastanza chiaro che IoGioco sta tentando di prendere il meglio da entrambi gli approcci: da un lato è indubbiamente un prodotto professionale, con un editore esperto alle spalle e una redazione preparata, dall’altro si avvale della collaborazione di alcuni blogger e vlogger molto apprezzati dagli appassionati come Bianchin, Boca e Dado; vista la reazione dei giocatori direi che la formula sta funzionando, dunque – parafrasando Augé – “un’altra informazione ludica è possibile”?

Non solo è possibile, ma è anche necessaria. IoGioco nasce perché il tabletop ormai è paritetico alle altre forme di intrattenimento. Abbiamo superato la fase in cui solo il volontariato poteva prendersi carico di certe incombenze. I costi della redazione, come anche quelli degli altri professionisti necessari per dar forma alla rivista, sono stati messi a bilancio e se non venissero coperti IoGioco non esisterebbe proprio. Non credo di rovinare la reputazione ai blogger/vlogger da te citati dicendo che anche loro vengono ricompensati, d’altro canto non sono stati coinvolti solo per la loro fama: viene richiesto anche a loro il giusto sforzo, con revisioni, confronti e più stesure dello stesso pezzo, in un normale ambito redazionale.

L’illustrazione della carta di Vudù allegata al numero 1 di IoGioco.

Nel numero 1 della rivista ci sono un sacco di contenuti omaggio, tutti “d’autore”: oltre alla già menzionata carta speciale di Vudù, ci sono un gioco inedito di Paolo Mori e un’avventura per la quinta edizione del gioco di ruolo più famoso del mondo scritta da Francesco Nepitello e illustrata da Jon Hodgson, oltre a qualche altra piccola sorpresa (che verrà svelata nei prossimi giorni sulla pagina Facebook della rivista); inoltre, ogni numero ospita un articolo dedicato a un autore di giochi. Come si è creata questa – a mio avviso fortunata – situazione di dialogo fra informazione e mondo autoriale?

In realtà questa sinergia è stata una delle condizioni necessarie per partire con IoGioco. Quando dico che l’Italia è un paese molto maturo del settore ludico, lo intendo anche dal punto di vista autoriale e editoriale. Poter contare sulla presenza di tanti professionisti della creatività ludica e sulla loro disponibilità ci offre delle opportunità uniche per sviluppare contenuti speciali. Di nuovo (lo so, tendo a ripetere i concetti): se non ci fosse stata questa condizione forse non sarebbe neanche esistita IoGioco. La presenza di contenuti appositamente sviluppare per la rivista era uno dei cardini su cui si fondava il progetto iniziale. Sicuramente in futuro lavoreremo anche con autori stranieri, ma la sintonia e la conoscenza con i designer nostrani, acquisita in tanti anni di attività “sul campo” con Gioconomicon, ci permette di dar vita a cose fichissime come quelle che troverete in questo numero 1.

A bruciapelo numero due: qual è la cosa di cui vorresti tantissimo parlare su IoGioco, ma proprio non puoi?

Ci sono degli argomenti tanto, ma proprio tanto particolari, una nicchia nella nicchia della nicchia del mondo del gioco… riflessioni su certe tendenze che stanno prendendo piede, o altre cose molto da addetti ai lavori. Nulla di incomprensibile, ma quando hai un numero finito di pagine non puoi sperimentare quanto vorresti. Se con il passare dei mesi dovesse aumentare la foliazione, vedrai che ci faremo meno scrupoli.

A proposito di argomenti delicati e forieri di polemiche: come ho detto, sei anche un giurato del Gioco dell’Anno, insieme a diversi professionisti e\o appassionati, tutti più o meno addentro al mondo del gioco da tavolo e di ruolo. Com’è lavorare all’assegnazione di un premio di rilevanza nazionale con persone con competenze e background così diversi fra loro?

Entusiasmante e faticosissimo. I giochi iscritti sono sempre tanti e il principale sforzo necessario è di provarli con persone in target con il premio, registrare le loro reazioni, misurare l’efficacia dei prodotti e soprattutto sedare la mia parte hardcore gamer. Sono i criteri del premio che comandano più di ogni altra cosa, le prime valutazioni vanno fatte tenendoli bene a mente e mitigando i gusti personali. Il confronto costante con i colleghi giurati è di grande aiuto, siamo tutti giocatori assidui, ma nelle discussioni che portiamo avanti (talvolta parecchio accese) mettiamo sul tavolo punti di vista e esperienze diverse che non possono che aiutarci a fare meglio il nostro lavoro. La scelta del vincitore finale non è mai all’acqua di rose, ci scanniamo allegramente per ore prima di ridurci al freddo voto. Quello che più apprezzo della giuria è proprio l’impegno con cui svolge il proprio compito: specialmente nelle battute finali, quando abbiamo per le mani diversi titoli papabili, sono i particolari a fare la differenza e il confronto che si scatena è tra persone che, quei giochi, hanno imparato a conoscerli bene.

A bruciapelo numero tre: a tuo personalissimo gusto, qual è il gioco più bello del 2017? E quello che proprio non hai digerito?

Queste sono proprio le domande che non si possono fare a bruciapelo. E’ uscita troppa roba, scegliere solo un gioco bello e solamente una delusione è troppo difficile. Se avessi provato Twilight Imperium 4 probabilmente avrei detto quello come “più bello” 😛
In alternativa… Massive Darkness mi pare un ottimo dungeon crawler. Invece i titoli che non digerisco, di norma, sono quelli che vengono realizzati da chi i giochi non li ha mai fatti. Sarebbero tanti, ma tra tutti ti dico Familland perché, proprio per i succitati doveri di giuria, l’ho giocato anche troppo.

Direi che a questo punto posso lasciare in pace Massimiliano, ringraziarlo e farlo tornare al lavoro, anche perché penso proprio che IoGioco abbia in serbo ancora un sacco di sorprese per tutti i suoi lettori (e Lucca si avvicina inesorabile).

E dato che Essen è alle porte, anche io torno al lavoro, sperando che quest’anomala intervista vi sia piaciuta almeno un po’. “Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.” (cit.)

Buon gioco e buona settimana!

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