The Crow – Fire it Up!, fuoco e fiamme al tavolo.

“Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva, un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose, che l’anima non poteva riposare. Così a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima, perché rimettesse le cose a posto.”
(Sarah)

Attenzione, il seguente articolo contiene numerosi spoiler sul fumetto “The Crow” e sul film omonimo.

Ho sempre adorato The Crow. In primis, sicuramente, l’opera di O’Barr: struggente, malinconica, violenta, ricolma di citazioni di poeti maledetti e di icone dalla cultura post punk, straripante di frasi memorabili e intrisa di una disperazione, quella per un amore perfetto distrutto senza motivo, che funge da motore per una vendetta tanto efferata quanto legittimata dalla crudeltà e dalla follia degli antagonisti.

Ricordo che accolsi il film di Proyas con un mix di entusiasmo e delusione: se da un lato ero impaziente di vedere uno dei miei eroi di carta preferiti prendere vita sul grande schermo, dall’altro ero piuttosto scocciato per una serie di scelte (dettate dall’esigenza di accontentare il pubblico “pop”): nel film, Eric esce da una tomba; nel fumetto, non c’è mai la sicurezza su cosa lui sia davvero: un sopravvissuto mosso solo da dolore e follia, incarnati nel Corvo? Un’anima in pena riportata in vita da una creatura leggendaria? Nell’opera di O’Barr non viene mai menzionata una presunta immortalità di Eric, se non da Eric stesso (che però sembra aver bisogno di morfina per non sentire il dolore), che non viene mai realmente messo in difficoltà dagli antagonisti mentre li uccide uno a uno e attraversa le vite dei comprimari (Hook, Albrecht, e ovviamente la piccola Sarah); solo che, dato che il lettore non sa se Eric è un non morto o solo un vivo particolarmente incazzato, non può che sussultare ogni volta che il protagonista viene crivellato dai colpi dei suoi avversari. Nel film non c’è niente di tutto questo: Draven non solo esce da una tomba, ma ride mentre le sue ferite si richiudono e ha anche dei “poteri” sovrannaturali.

C’è più horror e meno dramma, più azione e meno introspezione, come richiede un film del genere se vuole incassare decentemente al botteghino. Ma Proyas sa essere, quando vuole, un ottimo regista: le atmosfere cupe, la notte che non finisce mai, l’iconografia darkwave… questi elementi ci sono tutti, nel suo film, a fianco di scene memorabili  sia siano tratte pari pari dal fumetto che inventate di sana pianta, accompagnate da una colonna sonora che, tecnicamente, è definibile solo “coi controcazzi”.

Perché vi dico tutto questo? Semplice: qualche giorno fa io e la mia compagna siamo riusciti a mettere finalmente le mani su una copia di The Crow – Fire it Up! (Mandel & Cichoski, Upper Deck 2016), gioco american fino al midollo basato sul film di Proyas, e ho deciso di usare proprio questo titolo per rispolverare la categoria del blog “giochi giocati”. Dunque, cominciamo.

Fuoco e Fiamme a Motor City

“La notte del Diavolo incombe su di noi. Daremo una grande festa, appiccheremo incendi e i profitti aumenteranno.”
(Top Dollar)

Pur essendo nominalmente un “tutti contro uno” (come Fury of Dracula, per capirci), il gioco sembra essere concepito per dare il meglio in partite uno contro uno. Un giocatore impersona Eric (aiutato dal Corvo, da Sarah e da Albrecht), l’altro – o gli altri, con opportune varianti – impersona Top Dollar e la sua gang, composta dagli Street Demons, dai due “luogotenenti” Myca e Grange e dal pavido gestore del Pawn Shop, Gideon. All’inizio della partita a Eric viene assegnata una “death list” contenente i quattro Street Demons, che dovranno essere uccisi in un determinato ordine prima di poter affrontare Top Dollar, mentre i suoi antagonisti avranno un obiettivo segreto, che consiste nel dare alle fiamme un certo numero di edifici della città per poi colpirne uno in particolare fra i molti a disposizione. Ogni obiettivo ha una sua “motivazione” nell’ambientazione, anche perché ogni edificio speciale ha una sua funzione meccanica (consentendo il “recupero” di personaggi feriti o fornendo bonus ai personaggi secondari della fazione di Eric); inoltre, ogni volta che Eric uccide un gangster o ogni volta che un criminale dà fuoco a un palazzo, il giocatore che ha compiuto l’azione pesca una plot card, ossia una carta relativa alla trama – solitamente molto potente – che consente di eseguire azioni aggiuntive diverse da quelle base o che permettono di potenziare le azioni comuni. I combattimenti si svolgono con un sistema abbastanza originale basato su dadi speciali che, a loro volta, consentono effetti aggiuntivi o la pescata di altre plot cards.

Ma perché dovrebbe piacermi?

“Uno dei miei è stato trovato leggermente stecchito.”
“Ah si? E chi sarebbe?”
“Tin Tin. Qualcuno gli ha piantato i suoi coltelli nei principali organi vitali in ordine alfabetico.”
(T-Bird e Top Dollar)

La cosa particolare del gioco sta, oltre che nella fedeltà al film, nella sua assoluta asimmetria. All’inzio la gang di Top Dollar è estremamente potente, ma il suo “pezzo migliore”, ossia lo stesso Top Dollar (l’unico gangster che non muore con un singolo colpo e con statistiche molto alte) è bloccato finché non vengono uccisi i quattro Street Demons; i luogotenenti Myca e Grange hanno effetti secondari molto forti e sono un supporto validissimo alle scorribande del resto della gang, che però diventa meno potente mano a mano che Eric uccide i malviventi, cosa che può essere fatta in modo relativamente facile, essendo gli stessi assai “fragili” (un solo punto vita e una difesa spesso inefficace), dato che ogni Street Demon in vita fornisce un bonus ai compagni, che dunque si “indeboliscono” ogni volta che uno di essi viene ucciso. Il “team” di Eric è molto ben caratterizzato: Albrecht, il poliziotto, rende più sicure le strade alzando il numero di “fiamme” necessario ai gangster per bruciare i palazzi; Sarah, grazie al suo legame con Eric, può richiamarlo istantaneamente nelle sue vicinanze a mo’ di teletrasporto, mentre il Corvo fornisce a Eric una difesa molto efficace (ai limiti dell’invulnerabilità) quando i due si trovano nello stesso quadrante. Come nel film, colpire il Corvo priva Eric delle sue difese, ma la cosa non è così semplice, dato che l’oscuro volatile ha una difesa di tutto rispetto almeno finché la Chiesa non viene data alle fiamme. Ci sono altre chicche, come la possibilità per Eric di incendiare il negozio di Gideon per avere un’azione aggiuntiva finché Gideon rimane vivo; se Top Dollar entra in gioco, però, può ucciderlo – come nel film – privando Eric del bonus, o la possibilità per i gangster di rapire Sarah (impedendo a Eric di attaccare il suo bersaglio finché non l’avrà salvata), o ancora l’azzeccato sistema di movimento (tutti camminano, tranne Eric, che salta di tetto in tetto, e il Corvo, che copre grandi distanze volando in linea retta).

Tutti questi elementi rendono il gioco molto dinamico e carico di scelte interessanti per entrambi gli schieramenti: Eric deve cercare di uccidere gli Street Demons più rapidamente possibile, mentre Top Dollar cercherà di massimizzare il vantaggio iniziale; ci sarà un momento di sostanziale parità, poi a seconda di come è andata la partita potrebbero verificarsi corse contro il tempo, duelli all’ultimo sangue (pardon, dado) e salvataggi rocamboleschi. Una partita in due dura un’ora assolutamente intensa, in cui ogni azione ha il suo peso.

E perché, invece, potrebbe farmi cacare?

Sento delle energie che si stanno schierando contro di te.”
(Myca)

Il gioco non è ovviamente esente da difetti: oltre a quello più ovvio, ossia che se non conoscete bene il film perdete buona parte dei riferimenti (e capire il perché di una data regola diventa più difficile), il gioco è molto influenzato dalla fortuna, soprattutto nel setup iniziale: alcune disposizioni degli edifici (piazzati semi-casualmente all’inizio della partita) possono penalizzare fortemente i gangster o Eric, e allo stesso modo la vicinanza o la lontananza del primo Street Demon sulla lista alla location di partenza di Eric possono rendergli l’early game molto semplice o dannatamente complicato (il che è disastroso, visto il vantaggio iniziale dei gangster in termini di pedine e azioni). Probabilmente un setup leggermente più complesso ma più controllato (per esempio impedendo di mettere nello stesso quartiere alcuni edifici “cardine”) potrebbe risolvere il problema. La durata è contenuta, quindi se vi piace il genere ci passerete sicuramente sopra, ma se siete alla ricerca di un gioco germanicamente bilanciato potreste avere una crisi nervosa già a partire dal setup.

Considerazioni finali e consigli utili

Sto tornando da te, Shelly”
(Eric)

Per quanto mi riguarda, da amante degli american e da fan del film, The Crow – Fire it Up è più che promosso, ma ovviamente se ne tengano alla larga gli euronazi e più in generale i detrattori della pellicola, perché se da un lato l’ambientazione è il cuore pulsante dell’esperienza ludica, dall’altro il gioco è chiaramente una dice fest ed è pesantemente influenzato dagli elementi casuali, che d’altro canto garantiscono una buona varietà di situazioni e, di conseguenza, delle scelte a disposizione dei giocatori.

Piacerà quindi ai fan di Eric Draven e in generale agli amanti degli american asimmetrici, molto ambientati, che mettono al primo posto dell’esperienza di gioco il suo livello “narrativo” (ludicamente parlando), ma supererà probabilmente i limiti della frustrazione per chiunque preferisca un’ingerenza del caso limitata e la possibilità di pianificare a lungo termine. Come altri titoli del genere, attenzione anche al numero dei giocatori: in due gira bene, in più di due potrebbe mostrare parecchi limiti.

Infine, occhio al prezzo! The Crow – Fire it Up! è stato probabilmente stampato in poche migliaia di copie ed è abbastanza difficile da reperire, e questo ha portato alcuni speculatori a offrirlo a prezzi criminali: il prezzo del gioco è di circa cinquanta euro, pagarlo troppo di più non ha senso, anche perché il rapporto qualità-prezzo dei materiali, contando l’ovvio rincaro dovuto al brand, non è certamente dei più vantaggiosi.

Ah, se vi va, fatemi sapere se queste “impressioni di gioco” (condite di volta in volta con film, canzoni, esperienze ed opinioni varie) vi fanno piacere o vi stanno sul cazzo, così mi regolo sulla loro frequenza!

Buona settimana e buon gioco a tutti.

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