Essen, Lucca, Inkwell.

Conoscete Cuphead? Si tratta di un videogioco shoot ’em up, dannatamente difficile, la cui grafica è ispirata ai cartoni animati degli anni ’30 (e in particolar modo a quelli di Max Fleischer, il creatore di Betty Boop). I due fratelli Cuphead e Mugman, abitanti del mondo di Inkwell, hanno scommesso incautamente la loro anima giocando a dadi, e hanno perso. Adesso, per salvarsi, devono recuperare una serie di “contratti” per conto del maligno, attraversando una miriade di coloratissimi, movimentatissimi e letalissimi livelli. Ebbene, per me il periodo delle fiere autunnali è come un livello di Cuphead: da un lato è divertente e quando arrivi alla fine sei soddisfatto come un neolaureato al termine del corso di studi, dall’altra il numero di cose apparentemente impossibili da fare per arrivare alla fine sembra stato concepito dal demonio in persona. Il che ci porta a una serie di domande che mi vengono fatte spessissimo da un sacco di lettori, laddove per “un sacco” intendo tipo quattro, che poi sono tutti i lettori del blog: “Cosa comprerai in fiera?” “Dove posso provare Vudulhu?” “Perché stai giocando a Cuphead?”. Domande severe, ma giuste, a cui vado prontamente a rispondere.

“Cosa comprerai a Essen?”

Risposta breve: “boh?”. Risposta lunga: non lo so, ma spero di provare diverse cose e di vederne altrettante che sono passate sotto silenzio ma che magari sono figate assurde. Quest’anno Essen per me sarà abbastanza rilassante (pochi appuntamenti, tanti giochi da provare e molti più incontri con amici che di lavoro), diciamo che sarà più un livello run ‘n’ gun in cui punto alle monetine che non una vera e propria boss fight; la mia metà e io abbiamo buttato giù una lista dei desideri tutto sommato contenuta e che rispecchia abbastanza i gusti di entrambi, anche se poi sappiamo che compreremo cose a caso perché certo, conosciamo a menadito tutte le strategie degli editori per invogliarti a fare un impulse buy e siamo in grado di evitare le loro losche trappole commerciali, ma siamo anche bravissimi a far finta di nulla e a cedere alle nostre scimmie. Come se fossimo bambini. In un negozio di giocattoli. A Natale. Accompagnati dai nonni.

Ordunque, ecco cosa ha attirato la nostra attenzione. I giochi sono in ordine alfabetico tutto mischiato.

Hunt for the Ring: la premiata ditta Maggi\Nepitello che fa un gioco basato sul movimento nascosto con Gabriele Mari, non è che ci sia molto di più da dire, secondo me è una combo pazzesca. Ce l’hanno venduto nell’istante stesso in cui l’hanno annunciato.

Warstones: ok, sono di parte, perché è un gioco Red Glove (firmato dalla coppia Chiarvesio\Favoni), ma lo sto aspettando da quando ho provato per la prima volta il prototipo. Un wargame a colpi di schicchera è una cosa che non posso non adorare, è più forte di me.

The Masters’ Trials: Wrath of Magmaroth: si tratta di un collaborativo dal titolo chilometrico con una copertina da videogioco musou. Dovrebbe essere un “dice-crafting game” (parola abusatissima al momento) che, sotto l’ambientazione epica, nasconde un gioco in cui a farla da padrone è un mix di gestione e sviluppo del proprio “personaggio”. Vedremo se è un mezzo astratto vestito, se c’è di più e se in ogni caso è divertente o è una martellata sui maroni.

Photosynthesis: ci ha incuriositi, ne abbiamo letto su IoGioco, e a questo punto vogliamo provare a provarlo (tavoli permettendo). Eurogame con diversi elementi intriganti – a partire dai materiali, davvero gradevoli a vedersi, va provato per vedere che sensazioni ci lascia.

Coaster Park: qualche anno fa volevo fare un gioco manageriale su un Luna Park. Non se ne fece nulla, ma quando ho visto questo Coaster Park, un gestionale in cui si costruisce un roller coaster “funzionante” con tanto di strutture 3D in fustella e palline da lanciare, beh, ho pensato che dovevo provarlo. L’idea è fighissima (i punti alla fine non sono quanto è lungo il tuo rollercoaster, ma quanto avanti arriva la pallina-carrello), bisogna vedere se funziona, se il sistema di gioco è divertente e se la fustella regge, ma se così fosse potrebbe essere un gioco assai gradevole e originale.

InBetween: gioco per due (così a occhio è un ibrido tendente all’american), basato in larga parte sull’uso di carte, con ambientazione abbastanza originale. Da provare (e da vedere, i materiali sembrano poveri ma l’idea di gioco ci incuriosisce).

Massive Darkness: non impazzisco per Zombicide, di cui Massive Darkness è una variante fantasy, ma ogni dungeon crawler che esce devo guardarmelo per bene sennò soffro fisicamente. Sono curioso di vedere soprattutto come viene gestita l’IA (quella di Zombicide di sicuro era A, ma non troppo I, solo che trattandosi di zombies ci sta; sono curioso di vedere cosa hanno cambiato e come).

Medical Frontier: un gioco sulla ricerca farmaceutica, ci daremo un’occhiata più che altro per il tema. Dovrebbe essere una sorta di “gestionale”, in cui si devono bilanciare sicurezza e profitti.

High Frontier: terza edizione di un gioco del 2010, che include anche l’espansione. Esplorazione e colonizzazione spaziale, con un regolamento molto più accessibile (l’originale è famoso per essere tanto “fedele” all’esplorazione spaziale quanto cervellotico). Da provare pure questo.

Ci sono moltissimi altri titoli da vedere, tanto finirà che ci fionderemo sui giochi che ci “catturano” l’attenzione e prenderemo come sempre una serie di underdog sconosciuti, ma mi piace buttare giù una lista prima di partire, mi fa sentire meno in balia degli eventi (un po’ come quando prima di iniziare un livello a Cuphead pensi “ok, qui farò così, là farò cosà” e poi vieni mangiato da qualcosa di nuovo). Ovviamente prenderemo anche qualche espansione, nel radar ci sono “Cry Havoc: Aftermath” e i due nuovi Monster Pack per King of Tokyio (Cthulhu e King Kong). Alcune cose invece le aspetto in italiano – come Mythos o Clans of Caledonia, ma magari di quelle parliamo nel prossimo articolo, se sopravvivo a Essen Spiel. Alla fine per me una delle cose più fighe di Essen è gironzolare alla ricerca di giochi strani e tornare a casa con la valigia piena di roba che non sai come c’è finita, ma che magari poi giocherai per tutto l’anno seguente.

 

“Sei anche a Lucca? Ci sarà Vudulhu?”

Per quanto mi riguarda, Lucca Games sarà chiaramente il solito turbinio di incontri, chiacchiere e, spero, giocate memorabili: dal mio punto di vista la boss fight è questa! Vudulhu ovviamente ci sarà, lo troverete in demo allo stand Red Glove, insieme a tutte le altre novità del catalogo del guanto rosso (fra cui l’attesissimo e già menzionato Warstones); non escludo che ci siano altre copie in giro per ludoteche e affini, ma questo è il posto migliore per fare una partita di prova. Se però volete provare il brivido di una partita all’ultimo neurone con il sottoscritto come avversario, la cosa migliore è venire Sabato 4, dalle 15 alle 17, nell’area dedicata a “Gioca con l’Autore” nel Padiglione Carducci, dove verrò umiliat affronterò ogni ardimentoso che oserà presentarsi al mio cospetto (muahahahah). Se vi va, comunque, seguite la mia pagina Facebook per aggiornamenti e informazioni aggiuntive.

 

“Ma quindi, perché stai giocando a Cuphead?”

Ma che ne so. Non è neanche il mio genere di gioco. L’ho preso perché me l’ha chiesto mio figlio e adesso non riesco a staccarmici. Mi lacrimano gli occhi, mi fanno male le dita, ho finito le bestemmie e rimango comunque una pippa, ma è troppo sadico e bello insieme. In due parole, è uno di quei giochi in cui muori centinaia di volte, ma ogni volta che muori diventi un po’ più bravo, quindi si ha una costante sensazione di crescita. Ed ha una veste grafica e sonora così originale, curata e ricca di dettagli che, unita a un gameplay che ricorda i classici del genere, rende l’esperienza di gioco assolutamente piacevole. Insomma, a me è proprio piaciuto nonostante il genere cui appartiene non sia assolutamente fra i miei favoriti (anzi, è quasi antitetico al mio genere preferito, quello degli strategici a turni). Se vi capita, dategli una chance.

 

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