Guida pratica per aspiranti game designer (introduzione)

E così, vuoi diventare un game designer di giochi da tavolo. Bene, anzi, benissimo, però non vorrai mica farlo, citando il maestro René Ferretti, a cazzo di cane, vero?

Come ho detto in un vecchio post recentemente rispolverato, fare qualcosa senza sapere come farla non ottiene di solito risultati apprezzabili, anzi, può portare a discreti disastri, come può testimoniare, per esempio, questo aspirante skater.

Skater

Scherzi a parte, so che non vedete l’ora di affondare le mani in dadi e cubetti e iniziare a lavorare ai vostri giochi, ma credo sia meglio iniziare dalle basi, anche solo per evitare che dobbiate buttare i vostri primi giochi nel cassonetto più vicino. Cosa che probabilmente farete comunque (un detto dei designer d’oltreoceano recita “Your first ten games will suck — so get them out of the way fast”), ma almeno ne affronterete l’ideazione e lo sviluppo in modo consapevole e saprete riconoscere sempre più in fretta come e dove migliorare.

La prima cosa che faremo sarà analizzare brevemente quali sono le figure professionali che operano nel settore dell’intrattenimento tabletop e qual è il “ciclo vitale” di un gioco, quindi vedremo che differenza c’è fra editore, distributore e negoziante, quali sono le fasi che portano un gioco dall’idea allo scaffale dei negozi (o direttamente nelle case dei giocatori) e faremo due chiacchiere sul concetto di target, parola che mi sentirete ripetere fino alla nausea, dunque è meglio se ci facciamo subito l’abitudine…

Parleremo poi un po’ di noi, ossia dei game designer, delle competenze che dobbiamo avere e dei vari tipi di approccio alla progettazione. Vi consiglierò un sacco di libri, non dovete per forza leggerli tutti, anche se vi assicuro che non fanno affatto male, e qualche sito interessante. Ovviamente parlerò un po’ anche del mio metodo di lavoro – che non è né perfetto, nè il migliore – ossia quello che per me funziona, anche se di gioco in gioco vi troverete sicuramente a sviluppare un metodo vostro.

Cercherò anche di indicare, volta per volta, gli errori più comuni che ho visto fare, in questo e in tutti gli altri casi senza nessuna pretesa di essere esaustivo, e invito fin da ora chiunque legga a suggerire argomenti o porre domande: c’è sempre tempo per limare e correggere, su internet, e magari questi post potrebbero diventare una risorsa utile per altri aspiranti autori.

Per adesso è tutto, vi lascio così, con un cliffhanger prima ancora di iniziare: ci leggiamo fra qualche giorno per il primo post “ufficiale” sul magico, meraviglioso e spietato mondo dei giochi da tavolo.

 

 

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