50 giochi che hanno cambiato il gioco

Centosettemilatrecentoventi.

Questo è il numero, scatola più, scatola meno, di giochi da tavolo esistenti secondo BoardGameGeek, il più esteso archivio telematico di giochi in scatola del pianeta. La lista si allunga giorno dopo giorno grazie al lavoro di un numero non trascurabile di editori più o meno specializzati.

Prendendo le dimensioni di una scatola media e mettendo tutti i giochi uno sull’altro si potrebbe agevolmente ottenere una pila alta più del doppio del monte Everest.

Non bisogna stupirsi, però, visto che l’uomo gioca da sempre: grazie ai reperti archeologici sappiamo che le popolazioni vissute oltre 7000 anni fa già giocavano con dei dadi rudimentali ricavati dalle ossa del tarso di alcuni ungulati ormai estinti. Il più antico gioco da tavolo, invece, pare sia il Senet, nato intorno al 3300 a.C. in Egitto.

Da allora, attraverso le varie epoche, il gioco si è evoluto sviluppandosi in modi diversi in varie parti del mondo: ecco quindi che fra il 3000 e il 1000 a.C. in Africa iniziarono a svilupparsi i Mancala (o “giochi di semina”, in cui si piazzano semi dentro piccole buche) che si sono poi evoluti nel Bao, nel Wari e nel Kalah; l’antico gioco cinese Wéiqí, giocato fin dal 400 a.C, arrivò nel corso dei secoli in Giappone dando origine al Go; il gioco indiano chiamato Chatrang (di cui viene fatta menzione in poemi risalenti al 500 d.C.) gettò le basi per il gioco degli Scacchi, gioco che successivamente giunse in medio oriente e, intorno all’anno 1000, in Europa; dal gioco ludus dominarum, in voga nella Roma di Cesare, nacque una delle varianti più popolari della Dama, mentre da un gioco di carte olandese del 1500, poi diffusosi in tutto il vecchio continente, ebbe origine il gioco della Briscola. Carte, dadi e pedine si sono evoluti di millennio in millennio e a livello sociale il gioco da tavolo ha avuto tantissime declinazioni: alcuni giochi erano appannaggio dei soli nobili ed erano realizzati con materiali molto costosi, altri avevano origine popolare e potevano essere giocati solo con dei semi, alcuni erano considerati giochi per bambini, altri serissimi passatempi per adulti. A un certo punto, agli inizi del XX secolo, è successo qualcosa: il gioco da tavolo è diventato estremamente popolare e il “gioco in scatola” è diventato un settore ben definito dell’intrattenimento, un hobby praticato a più livelli in tutto il mondo, fino ad arrivare alla straordinaria offerta attuale, che porta alla pubblicazione di centinaia di titoli l’anno.

Ma cosa è successo, di preciso? Già alla fine del 1800 i giochi da tavolo erano diventati un business, seppur limitato, soprattutto in America, grazie alla diffusione del ceto medio e delle nuove tecniche di stampa: quello che prima era un passatempo difficilmente accessibile alla massa era di colpo diventato un metodo d’intrattenimento semplice, divertente ed economico. C’erano diverse case produttrici di giochi nate in quel periodo. Fra queste dobbiamo menzionare la Milton Bradley (da noi conosciuta semplicemente come “MB”) e la Selchow & Righter, nate entrambe fra il 1860 e il 1870. Le due aziende si erano guadagnate un’amplissima fetta di mercato grazie a due giochi: la Milton Bradley aveva fatto fortuna con The Checkered Game of Life, una specie di Gioco dell’Oca più “ricco” di imprevisti; la Selchow & Righter aveva invece commercializzato il Parcheesi, un adattamento di un gioco di origina indiana, anch’esso simile al Gioco dell’Oca ma in cui i giocatori hanno più pedine a testa e quindi la possibilità di scegliere quale muovere.

Nel 1883 però si aggiunse un terzo concorrente, che ebbe un particolare successo grazie a due fattori: la creazione di giochi con una tematica “attuale” (uno dei primi successi fu Klondike, avente come tema la “febbre dell’oro”) e un uso pioneristico della pubblicità, con inserzioni accattivanti sui giornali dell’epoca. Il suo nome era Parker Brothers, ed è con la Parker Brothers che la nostra storia prende il via. Parker Brothers, infatti, fu il primo produttore di giochi a immettere sul mercato un gioco di successo planetario, cambiando in modo radicale la percezione della gente rispetto al fenomeno dei giochi in scatola: Monopoly.

Dopo Monopoly, molti, moltissimi altri giochi sono arrivati nelle case degli amanti del gioco in scatola di tutto il pianeta. E dato che spesso nei vari gruppi e forum dedicati al gioco tabletop ci sono persone curiose di sapere quando e chi ha introdotto qualche meccanica o qualche innovazione, ho deciso di scrivere una serie di articoli sull’argomento. Fra gli oltre centomila giochi in scatola esistenti, ne ho scelti cinquanta, cinquanta giochi che hanno in qualche modo cambiato la storia del gioco: introducendo nuovi temi, meccaniche o modalità di gioco, influenzando i giochi successivi, creando mode e nuovi giocatori. Giochi che, quindi, sono un po’ i “numeri uno” delle rispettive categorie o generi, che hanno ottenuto successo nel loro mercato di riferimento e che hanno, soprattutto, ispirato le generazioni successive di autori di giochi arricchendo il panorama ludico con la loro unicità e genialità.

Il primo, ovviamente, non può che essere il più conosciuto in assoluto, l’indiscusso decano, il Grande Antico, il più venduto di sempre, il più amato e il più odiato allo stesso tempo: Monopoly. E se pensate che la sua sia una storia tranquilla, beh, avrete modo di ricredervi.

NEXT: MONOPOLY

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