50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Stratego

Stratego, di Jacques Johan Mogendorff
(1947)

Stratego è un popolarissimo gioco di strategia brevettato da Jacques Johan Mogendorff. Come però ormai avrete imparato, la storia dei giochi da tavolo delle origini non è mai lineare come sembra. In realtà il gioco, reso famoso dalla versione edita dalla casa editrice olandese Jumbo a partire dal 1958, aveva avuto una serie di incarnazioni precedenti, risalenti addirittura a inizio secolo, ben prima del primo conflitto mondiale.

La sua storia, in effetti, comuncia in Francia: il primo brevetto di qualcosa di davvero molto simile a Stratego è datato 1908, quando una signora francese di nome Hermance Edan depositò la sua idea di un gioco chiamato L’Attaque. Si tratta di un gioco in cui i pezzi, rappresentanti i soldati di due eserciti dell’epoca, si danno battaglia su una griglia quadrettata. Il valore dei soldati è nascosto all’avversario e viene rivelato solo dopo che un pezzo ha attaccato una pedina nemica; lo scopo del gioco è catturare la bandiera dell’avversario. Hermance Edan autoprodusse e commercializzò il proprio gioco fino al 1930 con fortune alterne, arrivando ad ottenere una certa popolarità in Francia e nel Regno Unito, senza però che il gioco avesse un successo particolarmente eclatante. Il gioco sparì de facto dalla circolazione durante gli anni ’30.

Le meccaniche di L’Attaque sono molto simili a quelli di altri giochi di scacchiera cinesi, in particolare al gioco Luzhanqi, a loro volta derivanti da giochi indiani e indocinesi. Gli storici tendono a essere molto cauti su “cosa è nato prima”: la Cina è enorme, ha migliaia di centri abitati anche molto piccoli (ognuno coi suoi giochi tipici o varianti di giochi più conosciuti); gli storici che si sono occupati di catalogare i giochi cinesi potrebbero aver commesso involontari errori o imprecisioni. Per cui non ci è dato di sapere se il Luzhanqui sia o meno stato d’ispirazione per Hermance Edan. Wikipedia e altri siti tendono a indicare come “precursore” dello Stratego il gioco Dou Shou Qi, ma anche in questo caso si tratta di una nozione estremamente imprecisa e poco sensata dal punto di vista tecnico: il Dou Shou Qi è un gioco che prende ispirazione dallo Xiangqi – un gioco simile agli scacchi – e non prevede l’uso di pezzi “nascosti”, che è l’innovazione principale del gioco di L’Ataque prima e di Stratego poi. Il fatto che le truppe non siono identificabili prima del primo attacco permette ai giocatori di bluffare e di tendere trappole e agguati: questa è l’innovazione principale di Hermance Edan, e anche se fosse stata ispirata dal Luzhanqi – il cui ideatore rimane ignoto – daremo comunque all’inventrice francese il merito di aver ideato e commercializzato un gioco strategico a tema militare in cui le pedine hanno dei valori nascosti. C’è da dire, però, che il gioco di Hermance Edan (e in generale molte delle varianti che circolavano, come Flint’s Fist di Thomas de la Rue, diffuso nel Regno Unito) rispetto allo Stratego che tutti conosciamo era molto più lineare.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1942, un commerciante olandese di nome Jacques Johan Mogendorff ideò una sua variante di L’Ataque aggiungendo alcune regole: la presenza delle bombe, che non possono muoversi ma distruggono chiunque le attacchi; l’Artificiere, in grado di rimuovere le bombe; la Spia, un pezzo dal valore molto basso che però può eliminare facilmente il Maresciallo, ossia il pezzo più forte del gioco. L’introduzione di queste regole dà al gioco una varietà e una profondità decisamente maggiore rispetto ai predecessori perché consente di mettere in atto strategie decisamente più complesse rispetto a “sacrifico i pezzi minori per scoprire i pezzi del mio avversario e cerco di attaccare coi pezzi più potenti”. Il nome del gioco, che poi sarebbe diventato un best seller a livello mondiale, era per l’appunto “Stratego”.

Mogendorff avrebbe voluto registrare il suo gioco, ma c’era un problema che gli impediva di commercializzarlo per proprio conto: la famiglia di Mogendorff era di origini ebraiche, e l’Olanda era ormai da due anni sotto il gioco della Germania nazista. Durante il primo anno dell’occupazione nazista gli ebrei olandesi erano stati censiti, erano stati obbligati a portare sulla loro carta d’identità una grande “J” ed era stato loro impedito non solo di occupare qualsiasi carica pubblica e di svolgere alcune professioni, ma anche di avviare attività imprenditoriali. Mogendorff si vide dunque costretto a vendere il brevetto alla Van Perlstein & Roeper Bosch, incaricandola della commercializzazione. La storia qui si fa confusa: non è chiaro se la compagnia olandese riuscì o meno a commercializzare il gioco durante la guerra; quel che è certo che a partire dal gennaio del 1942 gli ebrei olandesi iniziarono a lasciare Amsterdam per evitare di essere deportati. Purtroppo per l’inventore di Stratego, la sua famiglia venne arrestata dai nazisti nel 1943 e confinata prima nel campo di smistamento di Westerbork, in Olanda, e poi nel terribile campo di concentramento Bergen-Belsen, in Germania. Non c’è spazio per la guerra fittizia di Stratego: una vera guerra, terribile e apparentemente interminabile, stava squassando l’Europa.

La famiglia Mogendorff subì atroci abusi nella struttura detentiva dalla bassa Sassonia. Quando gli inglesi e i canadesi della 11a Divisione Corazzata dell’esercito britannico liberarono il campo il 15 aprile 1945 si trovarono di fronte a scene atroci: sessantamila prigionieri, spesso moribondi o in pessime condizioni di salute, vivevano in condizioni igenico sanitarie disumane, fra migliaia di corpi insepolti ammassati l’uno sull’altro. L’esercito britannico-canadese fu costretto a bruciare coi lanciafiamme corpi e strutture per evitare epidemie e nonostante l’intervento tempestivo dei medici alleati altre tredicimila persone morirono a causa delle ferite, della denutrizione e delle malattie in seguito alla liberazione. Per fortuna Jacques Johan Mogendorff e i suoi familiari riuscirono a sopravvivere all’eccidio e a ricongiungersi, ma Jacques non si riprenderà mai completamente dalle privazioni e dalle sevizie patite a Bergen-Belsen, rimanendo cagionevole di salute e segnato dai traumi per il resto dei suoi giorni. Finita la guerra, la vita comunque riprese lentamente il suo corso. Mogendorff rientrò in possesso dei diritti di Stratego e li cedette alla Smeets & Schippers, che produsse il gioco e lo distribuì negli anni successivi, fino al subentro della Jumbo, una delle maggiori case olandesi, nel 1958. Non riuscì però a godere a lungo del successo della sua creazione, perché morì nel 1961 a causa degli strascichi delle torture subite durante la prigionia.

Ricordate quando vi ho parlato della Parker Brothers? Nello stesso periodo, oltre alla ditta che aveva immesso Monopoly sul mercato, c’erano altri due colossi del gioco da tavolo: Milton Bradley e Selchow & Righter. In quegli anni, la Selchow & Righter si era concentrata principalmente sui giochi per famiglie e bambini, mentre la Parker Brothers, accanto ai giochi family che l’avevano resa celebre, aveva messo in commercio alcuni giochi di strategia di grandissimo successo. Nel tentativo di contrastare quest’ultima, alla morte di Mogendorff, comprò i diritti di Stratego dalla Jumbo.

Stratego ha una serie di elementi che alla Milton Bradley sembrarono, e a ragione, vincenti: a fronte di regole tutto sommato semplici offre una varietà di situazioni e opzioni strategiche notevole, grazie alle 10.115 posizioni “legali” che possono essere occupate dai pezzi (considerando anche i due laghi, posti al centro della mappa, che hanno appunto la funzione di limitare il numero di mosse e di rendere meno agevoli strategie basate su assalti frontali). Il piazzamento iniziale dei pezzi non è fisso, ma deciso dai giocatori, e gli stessi pezzi sono molto diversi fra loro: il fatto di essere un gioco a informazione parziale, la possibilità di imbastire strategie a lungo termine e di effettuare manovre tattiche diede al gioco un vantaggio notevole a livello commerciale nella “battaglia” fra Milton Bradley e Parker Brothers per il controllo del mercato dei giochi più strategici. I due competitor, però, non sapevano che un terzo attore stava per unirsi al “conflitto commerciale in atto”…

Per sapere come finirà questa battaglia, però, dovrete aspettare un po’, perché la storia dei giochi del dopoguerra non si ferma certo a Stratego. Dopo tanto combattere, dunque, è tempo di rilassarci con un po’ di sport, col gioco a tema calcistico più famoso di sempre… sapete di che gioco sto parlando, vero?

NEXT: SUBBUTEO

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5 thoughts on “50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Stratego

  1. non ho mai giocato a stratego: ricordo però un videogioco strategico a turni del tutto simile, in cui c’erano i vari soldati con grado (e quindi) forza crescente, con il generale in cima vulnerabile però alla “donna”, un elemento dal valore di combattimento basso (come la spia di cui sopra). Poi bombe, artificieri… del tutto simile in effetti. Ora scusa ma mi è venuta la scimmia e devo cercarmelo

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