50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Cluedo

Cluedo
di Anthony Ernest Pratt
(1948)

Abbiamo visto come la guerra abbia fatto aguzzare l’ingegno di molti potenziali inventori di giochi. Anche nel caso di Cluedo la situazione fu simile ad altre, con la differenza che stavolta c’è qualche intrigo in meno e nessun grosso mistero legato alla sua nascita. E pensare che il gioco di cui stiamo per parlare è un vero e proprio giallo…

L’idea originale di Cluedo (Clue in Nord America) venne a Anthony Ernest Pratt, un musicista inglese, nel 1944. Pratt pensò, insieme alla moglie Elva, di inventare un gioco che potesse essere giocato anche all’interno dei rifugi antiaerei. L’idea di Pratt era in realtà già molto simile a quella che finirà negli anni a venire sugli scaffali di tutto il mondo: una casa, un gruppo di persone, un certo numero di armi e un delitto. Scopo del gioco, come in ogni giallo che si rispetti, è scoprire l’assassino del signor Black (che finisce assassinato in ogni partita, poveraccio), ma non solo: per incastrare il colpevole servirà anche trovare l’arma del delitto e scoprire il luogo in cui il misfatto è stato commesso. Il design della plancia è invece opera di Elva Pratt.

Prima di Clue, i giochi basati su gialli erano davvero pochissimi. Selchow & Richter aveva pubblicato Mr. Ree Fireside Detective seguita a ruota dalla Milton Bradley, con The Great Charlie Chan Detective Mystery Game, e dalla Parker Brothers, con S.S. Van Dine’s Philo Vance Detective Game, tutti pubblicati fra il 1937 e il 1938. Si trattava di giochi in cui si dovevano “recuperare” indizi per incastrare un colpevole. Il più originale era probabilmente Mr. Ree Fireside Detective: il colpevole era uno dei giocatori, e i cilindri cavi usati come pedine avevano la funzione di nascondere l’arma del delitto, una replica di metallo e in miniatura di oggetti utilizzabili come arma.

Probabilmente è da quest’ultimo che Pratt prese ispirazione per Cluedo, ma le differenze sono sostanziali: l’idea originale alla base del gioco del musicista di Birmingham sta nel fatto che ci sono tre mazzi di carte: uno per i personaggi, uno per le armi, uno per le stanze della villa. All’inizio del gioco viene tolta una carta da ciascun mazzo; queste saranno rispettivamente il colpevole, l’arma del delitto e il luogo dello stesso. Nel prototipo di Pratt le carte rimanenti erano sparse per le stanze e i giocatori andavano in giro a raccoglierle; i giocatori, muovendo le pedine per le stanze della casa, potevano anche avanzare ipotesi su colpevole, arma e luogo del delitto, quando si trovavano in presenza di uno degli elementi e usando dei segnalini speciali. Se un giocatore aveva in mano una carta che “smentiva” l’ipotesi di un altro giocatore, doveva mostrargliela in modo che questi potesse segnare su un taccuino le informazioni acquisite. Qualora uno dei giocatori fosse stato sicuro di aver scoperto il colpevole avrebbe semplicemente dovuto indicare il luogo del delitto, l’assassino e l’arma utilizzata dal killer. Il giocatore a quel punto controllava le tre carte messe da parte all’inizio: se aveva indovinato la vittoria era sua, altrimenti sarebbe uscito dal gioco. Il sistema è decisamente semplice e propone una meccanica di deduzione per esclusione (si arriva a una conclusione eliminando tutte le ipotesi errate) che verrà ripresa in molti altri giochi nel corso degli anni.

Pratt presentò il suo prototipo, che si chiamava assai poco fantasiosamente Murder!, a Norman Watson della Waddingtons (vi ricordate bene, è la stessa che acquistò il Subbuteo), che immediatamente acquistò la licenza per il gioco. Il nome venne cambiado in Cluedo, sfruttando un gioco di parole fra Clue (indizio) e Ludo (gioco, in latino). A livello di gioco la Waddingtons fece alcuni cambiamenti che si riveleranno vincenti ai fini del successo del gioco. Innanzitutto decise di semplificare le cose riducendo il numero di carte e pedine: Murder! aveva dieci personaggi, undici stanze e nove armi, quindi il numero di combinazioni possibili era estremamente alto; Watson ridusse i personaggi a sei, le stanze a nove e le armi a sette. Inoltre, per velocizzare il gioco, decise che dopo aver messo da parte le tre carte che indicavano la soluzione del mistero, i giocatori si sarebbero spartiti tutte le carte rimanenti anziché posizionarle in giro per la casa ed eliminò i segnalini necessari ad avanzare le ipotesi sul colpevole, rendendo il gioco estremamente più rapido e dinamico. Il gioco venne dato alle stampe nel 1949 e i diritti per l’America vennero acquisiti immediatamente dalla Parker Brothers, che avviò con questo affare una proficua collaborazione con la Waddingtons.

Anche in questo caso l’autore prese meno soldi di quel che si pensa, sebbene sia stato decisamente più fortunato dell’autore di Scrabble. Pratt vendette i diritti worldwide a Waddington per 5000 sterline e una royalty basata sulle vendite inglesi; negli anni ’50 erano comunque un sacco di soldi – sono paragonabili a un centinaio di migliaia di euro di oggi – ma se pensiamo che Cluedo ha venduto nel mondo oltre centocinquanta milioni di copie non si può certo dire che Pratt fece un affarone. La cifra fu comunque sufficiente per permettergli di comprare un pianoforte di qualità più che eccellente e di proseguire serenamente la propria carriera di musicista. La figlia dell’autore, Marcia, ha però sempre detto che il padre era tutto sommato soddisfatto e prendeva la cosa con molta filosofia, a differenza della madre che spese parole non offensive, ma comunque poco lusinghiere, per Waddington.

Cluedo ha avuto un successo incredibile: è stato commercializzato in una trentina di versioni diverse per tema, materiali e target, ne sono state realizzate diverse versioni per PC e console, due show televisivi (in Inghilterra e Australia), una miniserie televisiva, una ventina di libri e addirittura un musical in cui, prima di ogni replica, venivano messe tre carte in una busta e il finale cambiava a seconda delle carte, come nel gioco, dando origine al primo spettacolo teatrale con 216 finali diversi.

Inoltre, Cluedo è il primo gioco da tavolo a diventare un film: nel 1985 infatti uscì Clue (da noi il riferimento si perde, dato che il film venne distribuito col titolo “Signori, il delitto è servito”), un film diretto da Jonathan Lynn, con Tim Curry e Christopher Lloyd, che segue le vicende del celebre gioco in scatola. Il film è molto legato al gioco, addirittura il colore delle automobili dei protagonisti è lo stesso colore della loro pedina nel gioco da tavolo, e presenta tre diversi “finali”: all’uscita, sale diverse avevano finali diversi (mentre la versione successiva per la TV li mostrava tutti in sequenza). L’idea dei tre finali fu di John Landis, il regista di Blues Brothers, ma inizialmente il film fu un mezzo flop al botteghino, i cui incassi servirono a malapena a coprire i costi di produzione; solo in seguito il film diventerà una sorta di cult. Il gioco, invece, è un cult ormai da decenni.

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3 thoughts on “50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Cluedo

    1. Penso che l’idea di mettere gli indizi in mano ai giocatori (e non sulla plancia) sia stata fondamentale: riduce il downtime e fa sì che ogni ipotesi vada “seguita” fin da subito, tenendo alta l’attenzione di tutti.

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