50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Risk!

Risk!
di Albert-Emmanuel Lamorisse
(1959)

A metà degli anni ’50 un nuovo competitor si era affacciato sul mercato del gioco da tavolo: la Avalon Game Company (che successivamente diventerà la Avalon Hill). La Avalon, fondata da Charles Roberts, aveva pubblicato un gioco, Tactics, considerato da molti il primo wargame di successo: questo tipo di giochi, con una forte interazione fra i giocatori, aveva posto le basi per la commercializzazione di giochi più complessi e profondi e con temi più “forti”, come la guerra e le battaglie storiche. Il wargame propriamente detto è un sotto-genere del gioco da tavolo costituito da giochi a tema bellico, con regolamenti spesso molto complessi, una durata importante che può agilmente superare le quattro ore di gioco e un gameplay molto ricco e sfaccettato; per questi motivi, quella degli appassionati di wargame è rimasta sempre una nicchia all’interno del settore, anche se il genere ha conosciuto momenti di relativa popolarità.

Come spesso succede, però, ogni innovazione sul mercato – per quanto settoriale – ha ripercussioni anche su quello che succede agli occhi del grande pubblico. L’introduzione di una nuova tipologia di giochi, quelli di guerra, aprì di fatto un nuovo segmento di mercato. Per esempio, come abbiamo visto, la Milton Bradley aveva pubblicato Stratego, che non è un wargame (rimane a conti fatti un gioco di scacchiera provvisto di un’ambientazione) ma che dal wargame mutua la tematica e l’idea che le pedine con valori diversi si “scontrino” fra loro.

Nel 1954, Albert-Emmanuel Lamorisse, un regista francese specializzato in film per bambini, deposita un brevetto per un gioco chiamato La Conquête du Monde (la Conquista del Mondo). Il gioco si svolgeva su un tabellone che riproduce la mappa del mondo divisa in aree quadrate comprendenti i mari, che a loro volta formavano dei “continenti” il cui controllo forniva ai giocatori truppe aggiuntive. Le truppe venivano disposte fin dall’inizio su tutto il planisfero in maniera causale e si sfidavano a colpi di dado, un’armata per volta. Ogni turno si acquisivano delle carte atte a formare dei set, ciascuno dei quali garantiva armate extra.

Lamorisse presentò il proprio prototipo a Michel Habourdin e Jean Boisseau, proprietari della Miro Company, uno dei maggiori editori francesi dell’epoca, che avevano già importato in Francia il Monopoly e alcuni successi della Waddingtons come Lexicon e Cluedo. Il gioco apparve immediatamente molto interessante agli editori, che però lo giudicarono troppo lungo: anziché rifiutarlo, però, d’accordo con Lamorisse affidarono lo sviluppo del regolamento a Jean-Réné Verne, un loro collaboratore, già autore di un gioco di guerra ambientato nell’antichità: Rome et Carthage.

Un po’ com’era successo per Cluedo, l’intervento dell’editor si rivelò fondamentale per il successo del gioco. Verne riprese i concetti alla base della mappa del suo Rome et Carthage e trasformò la suddivisione in caselle quadrate del planisfero di la La Conquête du Monde in una mappa divisa in aree come quella del Risk! attuale, eliminando i mari e sostituendo il movimento marittimo con delle rotte prefissate che permettevano di attraversare agevolmente gli oceani; snellì il sistema di combattimento permettendo alle armate di combattere in gruppi di tre anziché singolarmente e diminuì il numero di carte, riducendo anche il numero di carte necessario a formare i set che garantivano l’accesso alle armate addizionali. Infine, Vernes aggiunge una fase finale al turno di ogni giocatore, detta “razionalizzazione”, che corrisponde all’attuale regola che consente a un giocatore di effettuare uno spostamento di truppe (senza attaccare) all’interno dei propri territori. Il gioco stava prendendo rapidamente la forma che conserva tutt’oggi.

Il gioco venne coraggiosamente ambientato a cavallo delle due guerre; il sistema snello unito all’idea delle caselle irregolari – una vera e propria innovazione per l’epoca – costituiva un punto di forza enorme a livello di gameplay. Il gioco, nella versione appena descritta, uscì nel 1957 ed ebbe un discreto successo, seppur lontano dalla popolarità planetaria che tutti conosciamo: la svolta epocale, infatti, doveva ancora arrivare. Abbiamo visto come la Miro Company collaborasse già da qualche anno con la Parker Brothers. Come spesso accade, i due partner commerciali si scambiavano spesso i prodotti; lo stesso accadde con La Conquête du Monde.

Alla Parker Brothers non solo cambiarono il periodo storico dell’ambientazione, collocando il gioco in un lasso temporale non precisato per non rievocare gli orrori della guerra, ma decisero da subito di introdurre alcune importanti modifiche per rendere il gioco ancora più dinamico, veloce e orientato più all’attacco che alla difesa: ridussero il numero di armate utilizzabile dal difensore a due per volta (anziché tre, che rimase il limite dell’attaccante); decisero che le carte bonus per formare i set fossero riservate solo a chi aveva compiuto almeno un attacco con successo e che la distribuzione iniziale dei territori venisse fatta con le carte relative ai territori stessi anziché col lancio di un dado (dal 1963 questa regola verrà cambiata nuovamente e da allora i giocatori americani scelgono, uno per volta, i territori da occupare a inizio partita, mentre l’altra innovazione principale presente oggi – gli obiettivi segreti da raggiungere per vincere – arriverà solo molti anni dopo). Mancava un ultimo tocco: il nome. La Parker Brothers scelse Risk! e il gioco, complice un regolamento ancora più dinamico rispetto all’originale e un tema accattivante, ebbe un successo immediato.

Corre l’obbligo, a questo punto, di menzionare due edizioni “particolari” di Risk!, quella italiana della Editrice Giochi e quella tedesca della Schmidt Spiele. In queste due edizioni, chiamate entrambe Risiko anziché Risk! è da sempre presente un regolamento leggermente diverso dall’edizione americana, che riprende il gioco “difensivo” con tre dadi sia per l’attaccante che per il difensore dell’originale La Conquête du Monde; in realtà, in Italia, la prima versione di Risiko importata dall’ormai scomparsa Giochiclub aveva il regolamento “all’americana” pur essendo di fatto nata da una partnership con Miro e Waddingtons (anziché con Parker Brothers, già partner di Editrice Giochi). All’edizione Giochiclub va inoltre il merito di aver introdotto i famosi “carri armati” colorati per rappresentare le armate.

Come Monopoly, anche Risk! e Risiko nel corso degli anni sono stati pubblicati in diverse versioni e varianti, sia tramite semplici cambi d’ambientazione che creando regolamenti ad hoc ispirati ai predecessori, come nel caso di Risk! Godstorm, Risk 2210 o dell’italianissimo FutuRisiko, di Spartaco Albertarelli.

Con Monopoly, Risk! e diversi altri giochi di successo la Parker Brothers stava lentamente ma inesorabilmente dominando il panorama ludico americano, diventando estremamente minacciosa per i concorrenti. Ma qualcosa d’importante stava per accadere…

NEXT: DIPLOMACY!

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