50 Giochi che hanno cambiato il gioco: Diplomacy

Diplomacy
di Allan Brian Calhamer
(1959)

Nel 1945, mentre la seconda guerra mondiale volgeva verso la sua conclusione, Allan Brian Calhamer – all’epoca tredicenne – lesse un articolo di giornale sul Congresso di Vienna e gli anni successivi al 1914; l’articolo parlava del fatto che una situazione in cui ci sono alcuni stati egualmente “forti” è quella in cui è più facile mantenere la pace, perché si crea un equilibrio di potere che scoraggia eventuali aggressioni. Secondo lo stesso Calhamer, quello è stato il momento in cui iniziò ad appassionarsi al tema della diplomazia, delle alleanze e della politica estera.

Calhamer continuò ad interessarsi di storia, di politica e di giochi da tavolo e di carte per tutto il college, meditando frequentemente di creare un gioco tutto suo. Il mercato era in espansione e, come abbiamo visto, i wargame avevano gettato le basi per il proliferare di giochi con ambientazione bellica. Ma in uno scenario di guerra, pensava Calhamer, non ci sono soltanto le battaglie: c’è anche spazio per la politica e la diplomazia. Ed è proprio con l’idea di creare una simulazione di rapporti diplomatici fra paesi in guerra che Allan Brian Calhamer iniziò concretamente a lavorare al suo Diplomacy, concludendo lo sviluppo della prima versione nel 1954. A differenza di molti giochi di guerra, in Diplomacy non si utilizzano né carte né dadi per risolvere gli scontri; ogni territorio può essere occupato solo da un’armata, ma le armate nei territori adiacenti possono fornire supporto ad attaccanti e difensori. Ogni turno di gioco è diviso in tre fasi: nella prima, i giocatori possono liberamente negoziare, anche scambiandosi bigliettini e messaggi segreti, accordandosi sulle mosse da compiere. Successivamente e simultaneamente ognuno scrive in segreto le proprie mosse e, infine, queste vengono risolte contemporaneamente. Alla fine del turno vengono reclutate nuove forze (o smantellati eserciti) a seconda del controllo da parte dei giocatori di alcuni siti di approvvigionamento; se un giocatore controlla più della metà dei territori disponibili è dichiarato vincitore. Diplomacy ha dunque alcuni elementi da gioco “tosto” – per esempio la necessità di almeno 6/7 giocatori che s’impegnino per più di cinque-sei ore o l’assenza di elementi aleatori – e altri che lo rendono molto accessibile, come la semplicità delle meccaniche di base. Probabilmente, al momento, è uno dei giochi di strategia più famosi al mondo, ha venduto oltre 300,000 copie ed è stato incluso nella “hall of fame” di Games Magazine. A dispetto della durata sicuramente importante, il meccanismo di gioco è piuttosto semplice.

Il gioco, nella sua semplicità, introduceva diverse innovazioni che hanno fatto scuola: la scelta contemporanea delle azioni, che abbatte notevolmente il cosiddetto downtime (o “tempi morti”, ossia quei momenti della partita in cui un giocatore non ha niente da fare e quindi si annoia) verrà ripresa in moltissimi giochi futuri; inoltre, si tratta del primo gioco in cui la contrattazione e la diplomazia sono una parte fondamentale – anzi, la più importante – dell’esperienza di gioco. Inoltre, è uno dei primi giochi non di scacchiera in cui gli scontri fra eserciti vengono risolti senza l’ausilio di elementi casuali.

La lavorazione di Diplomacy durò, sempre a detta di Callhamer, circa cinque anni, fra ideazione, sviluppo e playtest (sessioni di gioco atte a verificare la funzionalità delle regole e a ricevere commenti sull’esperienza di gioco da parte dei partecipanti). Nel 1959 Calhamer autoprodusse 500 copie del suo gioco e iniziò a venderlo in proprio, ma già dopo un paio d’anni il gioco venne notato dalla Games Research e pubblicato ufficialmente, ottenendo un discreto successo. La fama arrivò però qualche anno dopo, nel 1976, quando i diritti del gioco verranno acquisiti dalla già menzionata Avalon Hill. La versione Avalon Hill del 1976 è sicuramente la più popolare, anche se la più ricca è sicuramente la ri-edizione del 1999, che mette in campo un bel restyle della mappa e pezzi in metallo per le armate. Il modo in cui la Avalon Hill s’interessò al gioco è particolare e davvero degna di nota. Il gioco, fino ai primi anni ’60, veniva giocato principalmente da gruppi di gioco isolati che avevano acquistato la versione della Games Research o le precedenti copie autoprodotte. Ma l’editor di una serie di fanzine di sci-fi, John Boardman (quando si dice nomen omen) non trovando agevolmente giocatori, decise di unire l’utile al dilettevole proponendo nelle riviste che curava l’idea di iniziare a giocare per via postale. La risposta dei lettori fu incoraggiante, e nel 1963 Boardman organizzò le prime partite “by mail” e fondò la prima rivista dedicata a Diplomacy, Graustark. Nel giro di pochi anni, e col supporto di Games Research, oltre trenta altre fanzine iniziarono a trattare il gioco e, soprattutto, a promuovere le partite a mezzo posta.

Crescendo la popolarità del gioco, aumentarono anche i giocatori “dal vivo”, e Diplomacy attirò così l’attenzione della Avalon Hill, che decise di pubblicarlo e, soprattutto di continuare l’opera di promozione dell’editore precedente. facendo giocare il gioco al suo evento annuale Origins (anch’essa nata in quegli anni) diede il via a un circuito torneistico dedicato a Diplomacy. La partita annuale che si svolge alla DipCon, una convention dedicata specificatamente a Diplomacy e originariamente ospitata proprio all’Origins, è considerato il torneo del gioco di Calhamer più importante d’America e incorona, ogni anno, il campione nordamericano del gioco. Grazie alla potenza distributiva e al costante supporto della Avalon Hill, Diplomacy approdò anche in Europa, e in particolare in Gran Bretagna il gioco ebbe un successo notevole negli anni ’80, tanto che nel 1988 si tenne la prima DipCon europea, a Birmingham. Da quell’anno vennero organizzate ben 10 edizioni della World DipCon, una sorta di “coppa del mondo” di Diplomacy che si è tenuta ogni volta in un paese diverso.

Oltre alle innovazioni a livello di gameplay, dunque, Diplomacy ha probabilmente avuto anche il merito di far diventare popolare il play-by-mail (che pure veniva già utilizzato in precedenza, per esempio dai wargamer) e di aver mostrato quanto il gioco organizzato e convention dedicate potessero essere utili a livello commerciale. Inoltre, grazie al suo gameplay unico, ha conquistato anche il cuore di molti personaggi famosi, fra cui John Fitzgerald Kennedy e Henry Kissinger.
Niente male, per un gioco nato dalla passione per la diplomazia di un ragazzino americano.

NEXT: L’ALLEGRO CHIRURGO

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s